Il liquore di mirto: storia, tradizione e perché il nostro nasce sull'Etna
Il mirto è la pianta della macchia mediterranea per eccellenza. Il suo liquore è un rito di fine pasto in Sardegna, in Corsica e in buona parte del Sud. Il nostro ha una storia in più: è cresciuto su un vulcano.
Una pianta antica quanto il Mediterraneo
Il mirto (Myrtus communis) è un arbusto sempreverde che cresce spontaneo lungo le coste del Mediterraneo. Ha foglie lucide e profumate, fiori bianchi in primavera e, in autunno, piccole bacche blu scuro, quasi nere. Per i Greci e i Romani era una pianta sacra a Venere: se ne facevano corone per le spose e per i vincitori.
Le bacche maturano tra novembre e gennaio. Sono resinose, un po' amare, con un profumo che ricorda il ginepro, la salvia e il pepe. Mangiate crude non dicono molto; messe in infusione nell'alcol, invece, rilasciano colore, profumo e una nota balsamica che non somiglia a nient'altro.
Come nasce il liquore
La ricetta tradizionale è semplice e lenta. Le bacche, raccolte mature, restano in infusione nell'alcol per settimane. Poi si filtra, si aggiunge uno sciroppo di acqua e zucchero (a volte con un tocco di miele) e si lascia riposare. Il risultato è un liquore viola intenso, quasi nero, con una gradazione intorno ai 30–35 gradi.
Non ci sono scorciatoie: se l'infusione è troppo breve il liquore resta piatto, se le bacche non sono mature diventa aspro. Per Perla Nera lasciamo le bacche in infusione per 40 giorni.
Il mirto che è arrivato sull'Etna
La nostra storia comincia con un nonno sardo. Oltre vent'anni fa porta con sé le piante di mirto della sua terra e le mette a dimora ai piedi dell'Etna. Il suolo qui è diverso: terra nera di origine vulcanica, sabbiosa, che drena bene l'acqua, con estati calde e notti fresche per l'altitudine.
In due decenni quelle piante si sono adattate al nuovo terreno. Le bacche che raccogliamo oggi hanno un profilo che riconosciamo subito: più balsamico, più profondo, con un finale quasi minerale. Sono loro a dare il carattere a Perla Nera, ed è per questo che il mirto è l'unica materia prima che coltiviamo direttamente.
Come si beve il mirto
- Ghiacciato: la bottiglia sta in congelatore e il liquore si versa denso, in un bicchierino freddo. È il modo classico, a fine pasto.
- Con il dolce: sta benissimo con il cioccolato fondente, i dolci di mandorla e i formaggi erborinati.
- Nei cocktail: la sua nota balsamica funziona in un sour o al posto del vermouth in un old fashioned. Trovi due ricette qui sotto.
Etna Sour
- Perla Nera5 cl
- Succo di limone siciliano2 cl
- Sciroppo di agave1 cl
- Albume fresco1
Dry shake 15 secondi, poi con ghiaccio. Servire in coppa: la schiuma esalta la mineralità del mirto.
Come riconoscere un buon liquore di mirto
Guarda il colore: deve essere viola scuro e naturale, non rosso brillante. Annusalo: devi sentire la bacca, la resina e la macchia mediterranea, non solo lo zucchero. E leggi l'etichetta: gli ingredienti dovrebbero essere pochi, alcol, acqua, zucchero e bacche di mirto, senza aromi aggiunti.
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